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La terapia EMDR: prendersi cura delle ferite che non si vedono

La terapia EMDR: prendersi cura delle ferite che non si vedono

Ci sono esperienze che continuano a far male anche molto tempo dopo che sono accadute. A volte non riusciamo nemmeno a definirle come “traumi”, eppure il corpo reagisce come se qualcosa non fosse mai davvero finito. Una sensazione improvvisa di allarme, un nodo allo stomaco, un ricordo che torna senza essere stato invitato, una reazione sproporzionata rispetto a ciò che sta accadendo nel presente. In questi casi non è una questione di forza di volontà o di “lasciar andare”: spesso è il segno che una ferita emotiva non ha ancora avuto la possibilità di rimarginarsi.
La parola trauma deriva dal greco e significa ferita; la parola psiche significa anima. Un trauma psicologico, quindi, è una ferita dell’anima. Non tutte le ferite sono uguali, e non tutte nascono da eventi eclatanti. Esistono traumi gravi e improvvisi, come incidenti, violenze, abusi, lutti inaspettati o catastrofi naturali, che mettono a rischio la nostra sicurezza e la nostra integrità. Ma esistono anche esperienze meno visibili, spesso ripetute nel tempo, che possono lasciare segni profondi: sentirsi umiliati, trascurati, non visti, non protetti, soprattutto durante l’infanzia o in momenti di particolare vulnerabilità. Sono quelle che vengono definite “piccole ferite”, ma che piccole non sono affatto quando continuano a influenzare il modo in cui ci percepiamo e ci relazioniamo agli altri.
Ogni persona reagisce in modo diverso agli eventi della vita. Ciò che rende un’esperienza traumatica non è solo ciò che è accaduto, ma come è stato vissuto, con quali risorse, in quale momento della propria storia. Quando un evento è troppo intenso, improvviso o doloroso, il sistema nervoso può non riuscire a elaborarlo completamente. In questi casi, per proteggersi, la mente tende a “congelare” quell’esperienza, mettendola da parte senza integrarla davvero. Il problema è che ciò che non viene elaborato non scompare: resta in una sorta di archivio emotivo e può riattivarsi ogni volta che qualcosa nel presente gli somiglia, anche solo lontanamente.
La terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) nasce proprio per aiutare la mente e il corpo a completare questo processo rimasto in sospeso. È un metodo sviluppato dalla psicoterapeuta americana Francine Shapiro ed è oggi uno dei trattamenti più studiati ed efficaci per il disturbo post traumatico da stress. Viene utilizzato con successo anche per ansia, attacchi di panico, difficoltà relazionali, disturbi alimentari, dipendenze, lutti complessi e molte altre forme di disagio emotivo. È riconosciuto a livello internazionale come metodo scientificamente validato.
Durante una seduta di EMDR, la persona viene accompagnata dal terapeuta a entrare in contatto con un ricordo o un’esperienza disturbante, in un contesto di sicurezza e controllo. Attraverso una stimolazione bilaterale alternata, come i movimenti oculari o altre forme di stimolazione destra/sinistra, il cervello viene aiutato a riattivare il suo naturale meccanismo di elaborazione delle informazioni. Questo processo è simile a ciò che accade durante la fase REM del sonno, quando i ricordi vengono riorganizzati, collegati ad altre esperienze e progressivamente “digeriti”.
Il ricordo non viene cancellato, né forzato. Ciò che cambia è il modo in cui viene vissuto. Gradualmente, l’intensità delle emozioni negative si riduce, le sensazioni corporee si trasformano, le immagini diventano meno intrusive. Spesso emergono nuove comprensioni, intuizioni, significati più adattivi. L’evento trova finalmente un posto nel passato e smette di irrompere nel presente con la stessa forza.
Molte persone temono di “rivivere” il trauma o di perdere il controllo. In realtà, l’EMDR non costringe a raccontare tutto nei dettagli e non espone la persona a un dolore ingestibile. Il lavoro avviene rispettando i tempi individuali, con l’obiettivo di ridurre la sofferenza e aumentare le risorse, non di riattivare il trauma in modo crudo.
Dopo una o più sedute, ciò che prima sembrava insopportabile diventa più distante, meno carico emotivamente. I pensieri intrusivi si attenuano o scompaiono, le reazioni automatiche perdono intensità, il corpo ritrova maggiore calma. La persona non dimentica ciò che è accaduto, ma non ne è più prigioniera.
La terapia EMDR può essere praticata esclusivamente da psicoterapeuti formati e certificati ed è sempre inserita all’interno di un percorso terapeutico più ampio, costruito su misura per la persona. Curare un trauma non significa cancellare il passato, ma restituirgli il suo posto, per poter vivere il presente con maggiore libertà, sicurezza e fiducia.
È importante sapere anche che la terapia EMDR non viene utilizzata solo per i traumi in senso stretto. Può essere molto utile anche quando non c’è un evento traumatico chiaramente identificabile, ma si sperimentano difficoltà emotive persistenti come ansia, attacchi di panico, senso di insicurezza, bassa autostima, difficoltà nelle relazioni, emozioni intense e difficili da regolare o reazioni che sembrano “scattare” senza un motivo apparente. In questi casi, il lavoro non si concentra su un singolo episodio, ma su esperienze emotive significative che hanno contribuito nel tempo a costruire il modo in cui la persona si percepisce, sente e reagisce al mondo.
L’EMDR aiuta a sciogliere questi nodi emotivi, favorendo un cambiamento profondo e duraturo anche quando il disagio non nasce da un trauma evidente, ma da una storia fatta di ferite sottili, accumulatesi nel tempo. È un lavoro che permette di ritrovare continuità, maggiore stabilità emotiva e un senso più autentico di sé, senza forzature e nel rispetto dei tempi individuali.
Perché prendersi cura delle proprie ferite emotive non è un segno di debolezza, ma un atto profondo di rispetto verso sé stessi. È scegliere di ascoltarsi, di dare dignità alla propria sofferenza e di concedersi la possibilità di stare meglio, anche quando per molto tempo si è pensato di dovercela fare da soli.