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Perché disobbedire è importante?

Perché disobbedire è importante?

Alla radice di ogni crescita personale, c'è un atto di disobbedienza. Disobbedire non è solo un gesto di ribellione, ma un percorso verso l'autenticità, un processo che ci invita a mettere in discussione tutto ciò che ci viene imposto senza alcuna riflessione critica. Alejandro Jodorowsky ci offre una riflessione illuminante:
“Alla radice di ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che vorremmo fare o l’ordine di fare qualcosa che non vorremmo. Qualsiasi guarigione richiede la disobbedienza a tale divieto o a tale ordine. E per disobbedire occorre perdere il timore infantile di non essere amati; vale a dire, di essere abbandonati.”
Questa frase non è solo una provocazione, ma un invito a riflettere sulle dinamiche che spesso ci intrappolano in ruoli e comportamenti lontani dalla nostra vera natura. Jodorowsky suggerisce che molte delle nostre sofferenze nascono dal compromesso tra ciò che desideriamo veramente e ciò che la società, la famiglia o le convenzioni sociali ci impongono. Il risultato è una distanza crescente da noi stessi, che può trasformarsi in malessere psicologico o fisico.
Come possiamo superare la paura di non essere amati? La risposta risiede nel coraggio di guardare dentro di noi, di riconoscere quelle paure che spesso agiscono come freni e ci impediscono di vivere pienamente. Il tradimento delle aspettative altrui non è un atto di egoismo, ma una necessità per riscoprire chi siamo davvero e costruire un percorso di crescita personale che rifletta i nostri valori più autentici.

L'identità costruita sul timore di essere abbandonati

Fin dall'infanzia, impariamo che il nostro comportamento influenza l'affetto e l'approvazione degli altri. Quando facciamo qualcosa che piace ai nostri genitori o alle figure di riferimento, riceviamo amore, attenzione e carezze. Al contrario, quando disobbediamo, possiamo sperimentare il rifiuto, la delusione o, nel peggiore dei casi, l'abbandono emotivo.
Questo meccanismo crea un circolo vizioso: iniziamo a conformarci alle aspettative altrui, sacrificando parti della nostra identità autentica per evitare il dolore del rifiuto. Questa paura infantile di non essere amati è così profonda da influenzare molte delle nostre scelte anche da adulti. Restiamo intrappolati in una falsa idea di noi stessi, indossando maschere per compiacere gli altri.
Questo processo si riflette in molte situazioni quotidiane. Pensiamo a quante volte ci troviamo a dire "sì" quando vorremmo dire "no", o a fare scelte importanti, come un percorso di studi o una carriera, solo per soddisfare le aspettative della famiglia o della società. Ogni volta che sacrifichiamo un nostro desiderio autentico, ci allontaniamo da noi stessi, contribuendo a costruire un'identità fragile, basata su fondamenta esterne.

La disobbedienza come atto di guarigione

Guarire significa, come suggerisce Jodorowsky, disobbedire. Ma cosa significa davvero disobbedire in un contesto psicologico? Non si tratta di ribellarsi per il gusto di farlo, ma di avere il coraggio di ascoltare la propria voce interiore. La disobbedienza è il rifiuto consapevole di un ordine o di un divieto che soffoca la nostra essenza.
Ad esempio, potremmo aver interiorizzato l'idea che per essere amati dobbiamo essere sempre disponibili, gentili e compiacenti. Disobbedire significa rompere questa narrazione, imparare a dire “no” e a mettere confini, anche se questo può inizialmente generare conflitti o incomprensioni.
È importante sottolineare che la disobbedienza non è un atto egoistico, ma un atto di responsabilità verso sé stessi. Imparare a riconoscere ciò che è autentico e ciò che è imposto è il primo passo verso una vita più consapevole. Questa consapevolezza può essere coltivata attraverso la terapia, la meditazione o semplicemente prendendosi il tempo di ascoltare i propri bisogni e desideri.

Il tradimento come strumento di individuazione

Il tradimento, spesso visto in modo negativo, può invece diventare un atto liberatorio. Tradire le aspettative altrui è un passo necessario per costruire la propria identità. Quando ci liberiamo dal bisogno di essere quello che gli altri vogliono che siamo, iniziamo a scoprire chi siamo davvero.
Pensiamo, ad esempio, alle persone che decidono di cambiare radicalmente la propria vita: lasciare un lavoro sicuro per seguire una passione, interrompere una relazione che non li soddisfa più, o trasferirsi in un luogo lontano per iniziare una nuova avventura. Questi atti di "tradimento" verso le aspettative sociali o familiari non sono altro che passi verso l'individuazione, il processo di diventare pienamente se stessi.
Carl Gustav Jung, il celebre psicoanalista, parlava dell'individuazione come del viaggio verso la realizzazione del sé. Questo viaggio spesso richiede di confrontarsi con le nostre paure più profonde, incluso il timore di perdere l'amore o l'approvazione degli altri. Jung sottolineava come l'individuazione non fosse un processo lineare o privo di difficoltà, ma un confronto continuo con le ombre interiori, quelle parti di noi che tendiamo a reprimere o ignorare.
Superare il timore dell'abbandono richiede il riconoscimento di questa paura come un'eredità del passato, una traccia lasciata da esperienze infantili o relazioni significative che ci hanno condizionato. Tuttavia, è proprio attraverso questo confronto con il nostro lato più vulnerabile che possiamo iniziare a integrare le diverse parti del nostro essere, scoprendo così la nostra autenticità.
L'individuazione, quindi, non è soltanto un obiettivo da raggiungere, ma un viaggio trasformativo che ci porta a scoprire chi siamo realmente, liberandoci dalle catene delle aspettative e delle paure. È un processo che ci consente di vivere in armonia con il nostro sé più profondo, abbracciando sia la luce che le ombre che lo compongono.

Ritrovare l'autenticità: un percorso verso la salute e la felicità

La salute mentale e fisica è strettamente legata alla nostra autenticità. Quando viviamo in modo autentico, ci sentiamo più leggeri, più sereni, più in pace con noi stessi. Al contrario, quando ci costringiamo a essere qualcosa che non siamo, rischiamo di trasformare la nostra bellezza interiore in malattia, come dice Jodorowsky.
È stato dimostrato da numerosi studi psicologici che reprimere emozioni autentiche o vivere in dissonanza con i propri valori può portare a stress cronico, ansia e depressione. Al contrario, le persone che riescono a vivere in linea con il proprio sé autentico sperimentano maggiore benessere, resilienza e soddisfazione nella vita.
Per riuscire in questa impresa potrebbe essere utile intraprendere un percorso di psicoterapia. La psicoterapia offre uno spazio sicuro per esplorare i propri pensieri, emozioni e comportamenti, aiutandoci a distinguere tra ciò che è autentico e ciò che è imposto.
Attraverso la guida di un professionista, possiamo identificare i modelli di pensiero e le credenze che ci tengono intrappolati in dinamiche che non ci appartengono, imparando a riconoscere e valorizzare la nostra vera identità. Questo processo richiede tempo e pazienza, ma è essenziale per vivere una vita piena e significativa.

La sfida della disobbedienza quotidiana

Disobbedire non è un atto che si compie una volta per tutte. È una scelta quotidiana. Ogni giorno possiamo chiederci: sto facendo questa cosa perché lo desidero davvero o perché sento che è quello che gli altri si aspettano da me? Questa semplice domanda può aiutarci a restare fedeli a noi stessi e a vivere con maggiore consapevolezza.
Può essere utile iniziare con piccoli passi. Ad esempio, dire di no a un invito che non ci interessa davvero, dedicare del tempo a un hobby che ci appassiona o semplicemente esprimere un'opinione che sappiamo potrebbe non essere popolare. Questi piccoli atti di disobbedienza possono rafforzare il nostro senso di autenticità e prepararci a compiere scelte più grandi.
La disobbedienza è un atto di amore verso noi stessi. Superare la paura di non essere amati è una sfida, ma è anche il primo passo per ritrovare la nostra autenticità e vivere una vita più piena e significativa. Come ci ricorda Jodorowsky, “Essere quello che si è: la felicità più grande”. Quando abbracciamo il coraggio di essere autentici, scopriamo una nuova libertà, una nuova salute e, soprattutto, una nuova felicità. Il viaggio verso l'autenticità non è privo di ostacoli, ma è un viaggio che vale la pena intraprendere.